Ho scoperto Freida McFadden quasi per caso, iniziando dal primo libro con Millie, il personaggio che più di tutti è diventato il volto dei suoi thriller. Il mio primo approccio, però, non è stato dei migliori: quel romanzo non mi aveva convinta del tutto e, infatti, anche la recensione che ne avevo fatto non era stata particolarmente positiva. C’era qualcosa che non mi aveva conquistata fino in fondo, soprattutto nel modo in cui la storia veniva raccontata.

Eppure, invece di fermarmi a quella prima impressione, ho deciso di continuare e dare a Freida McFadden un’altra possibilità. Così sono andata avanti con la saga di Millie, leggendo anche il secondo libro e proseguendo poi con Il matrimonio. In questo momento, invece, sto leggendo La donna della porta accanto, e devo ammettere che il mio sguardo sull’autrice è cambiato parecchio rispetto all’inizio.
Se il primo libro mi era sembrato un thriller con una scrittura ancora un po’ acerba, meno matura e meno incisiva di quanto sperassi, andando avanti ho avuto la sensazione che Freida McFadden sia cresciuta molto. Libro dopo libro, la sua scrittura mi è sembrata più solida, più consapevole e soprattutto più in sintonia con il personaggio di Millie e con il tipo di storia che vuole raccontare. Rimane una narrativa dal ritmo molto veloce, costruita per intrattenere e tenere il lettore incollato alle pagine, ma nei romanzi successivi ho percepito una maggiore sicurezza nel gestire i colpi di scena, la tensione e il tono complessivo della vicenda.

Quello di Freida McFadden, almeno per come lo sto vivendo io, è un thriller che strizza molto l’occhio a una sensibilità quasi young adult: capitoli rapidi, scrittura scorrevole, scene pensate per creare dipendenza e una forte spinta a continuare la lettura. Non è il tipo di thriller che punta tutto sull’atmosfera raffinata o sulla complessità psicologica più profonda, ma su una narrazione immediata, coinvolgente e molto “leggibile”. Ed è proprio in questo equilibrio che, secondo me, Freida McFadden sembra aver trovato progressivamente una voce più definita.
Per questo oggi mi sento di dire che il mio rapporto con i suoi libri è cambiato parecchio rispetto a quella prima lettura. Il primo incontro con Millie non era stato travolgente, ma continuando la serie ho iniziato a cogliere meglio i punti di forza di questa autrice: la capacità di costruire thriller compulsivi, l’abilità di rendere Millie un personaggio sempre più centrale e il fatto che, con il passare dei libri, la scrittura sembri diventare più matura e più coerente con il mondo narrativo che ha creato. Insomma, da lettura che non mi aveva convinta fino in fondo, Freida McFadden è diventata un’autrice a cui sto continuando a dare spazio e che, libro dopo libro, sto imparando ad apprezzare sempre di più.

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