Nel primo viaggio a Salem ci siamo lasciati affascinare dalla città che conosciamo oggi.

Le case del New England, le foglie d’autunno, le zucche davanti alle porte, i negozi dedicati alla magia e quell’immaginario fatto di streghe che ha trasformato Salem in uno dei luoghi più iconici del mese di ottobre.
Ma questa volta dobbiamo togliere il cappello a punta.
Perché dietro la città delle streghe esiste una storia che di magico non ha praticamente nulla.
E più la conosco, più c’è una domanda che continua a tornarmi in mente:
come è possibile che tutto questo sia successo davvero?
Come può una piccola comunità arrivare a convincersi che il proprio vicino, un’amica o persino un membro della propria famiglia abbia stretto un patto con il demonio?
E soprattutto: come può un’accusa trasformarsi in una condanna a morte?
Per capirlo dobbiamo tornare indietro di oltre trecento anni.
È l’inverno del 1692.
Siamo nel Massachusetts coloniale.
E in una piccola comunità chiamata Salem Village sta per iniziare una delle cacce alle streghe più famose della storia.
Prima delle accuse: Salem Village
Prima di raccontare quello che accadde dobbiamo dimenticare per un momento la Salem che conosciamo oggi.
Gran parte degli eventi iniziali, infatti, non avvenne nella Salem turistica contemporanea, ma a Salem Village, territorio che oggi appartiene principalmente alla città di Danvers.
Era una piccola comunità rurale.
La religione puritana aveva un ruolo centrale nella vita quotidiana e la presenza del demonio non era considerata una metafora o una superstizione curiosa appartenente al folklore.
Era ritenuta reale.
Il diavolo poteva tentare le persone.
Poteva corromperle.
E una persona poteva, secondo le convinzioni dell’epoca, stringere un patto con lui e utilizzare la stregoneria contro gli altri.
A questo dobbiamo aggiungere una comunità attraversata da tensioni economiche, dispute sulla proprietà, rivalità familiari e divisioni religiose.
Salem Village non era esattamente il tranquillo paesino che potremmo immaginare.
Era una comunità sotto pressione.
E sarebbe bastata una scintilla.
Tutto comincia con due bambine
Tra la fine del 1691 e l’inizio del 1692, nella casa del reverendo Samuel Parris accadde qualcosa di strano.
Sua figlia Betty Parris, di circa nove anni, e sua nipote Abigail Williams, di circa undici, iniziarono a comportarsi in modo insolito.
Urla improvvise.
Contorsioni.
Movimenti apparentemente incontrollabili.
Le ragazze sostenevano anche di essere tormentate da presenze invisibili.
Ben presto altre giovani della comunità mostrarono comportamenti simili.
Un medico venne chiamato a visitarle.
Non riuscendo a trovare una spiegazione fisica convincente, si cominciò a parlare di una possibile origine soprannaturale.
E in una comunità come quella di Salem Village bastò una parola.
Stregoneria.
A quel punto arrivò inevitabile la domanda:
chi le aveva stregate?
Le prime tre accusate
Alla fine di febbraio del 1692 vennero indicate tre donne.
Tituba, una donna schiavizzata che viveva nella casa del reverendo Parris.
Sarah Good, povera e socialmente emarginata.
Sarah Osborne, una donna che da tempo si trovava al centro di controversie nella comunità.
Tre persone vulnerabili.
Tre donne che, per motivi diversi, si trovavano ai margini della società puritana.
Vennero interrogate.
Sarah Good negò.
Sarah Osborne negò.
Tituba, invece, confessò.
Ed è qui che la storia cambia completamente.
La confessione di Tituba
Non sappiamo quanto della confessione di Tituba fosse spontaneo e quanto fosse il risultato della pressione esercitata durante gli interrogatori.
Ma il suo racconto fu esattamente ciò che una comunità terrorizzata dalla presenza del demonio poteva temere.
Parlò di apparizioni.
Di creature.
Di un libro del diavolo.
E soprattutto suggerì una cosa molto più inquietante:
non erano sole.
Esistevano altre streghe.
Improvvisamente Salem non stava più cercando di capire perché alcune ragazze si comportassero in modo strano.
Stava cercando una rete di persone che, secondo quella visione, collaboravano con il demonio.
E se le streghe potevano essere ovunque, chiunque poteva diventare sospetto.
Le accuse cominciano a moltiplicarsi
Da quel momento la situazione precipitò.
Le ragazze accusarono altre persone.
Gli arresti aumentarono.
E le accuse iniziarono a raggiungere anche membri della comunità che fino a poco tempo prima sarebbero sembrati insospettabili.
Una delle più famose fu Rebecca Nurse.
Aveva più di settant’anni, era sposata, aveva figli e nipoti ed era considerata una donna rispettabile.
Quando venne accusata, molti abitanti della comunità firmarono una petizione in suo favore.
Non bastò.
Anche Rebecca Nurse sarebbe stata condannata.
Ed è forse questo uno degli aspetti che trovo più inquietanti dell’intera vicenda.
All’inizio poteva sembrare che essere poveri, emarginati o considerati “diversi” rendesse più facile diventare un bersaglio.
Poi non importò più.
Nessuno sembrava essere davvero al sicuro.
Bastava essere accusati?
Il sistema giudiziario dell’epoca permise l’utilizzo di prove che oggi considereremmo impensabili.
Tra queste c’era la cosiddetta spectral evidence, la prova spettrale.
Una persona poteva dichiarare di aver visto lo spettro o la forma spirituale dell’accusato tormentarla.
Il problema è evidente.
Come ci si difende da qualcuno che sostiene di essere stato attaccato dal tuo spirito?
Non puoi dimostrare dove fosse il tuo “spettro”.
Non puoi portare un testimone che dica di non averlo visto.
Eppure testimonianze di questo tipo furono ammesse durante i procedimenti.
Le ragazze potevano reagire alla presenza degli accusati durante gli interrogatori, urlare, cadere a terra o sostenere di essere tormentate.
E quelle reazioni venivano interpretate come ulteriori indizi.
Più la comunità cercava prove della stregoneria, più sembrava trovarne.
Il tribunale delle streghe
Nel maggio del 1692 venne istituita una corte speciale, la Court of Oyer and Terminer, incaricata di occuparsi dei numerosi casi.
Tra i magistrati coinvolti troviamo nomi che oggi sono indissolubilmente legati alla storia di Salem.
Uno di questi è Jonathan Corwin.
Vi ricordate la casa scura diventata uno dei simboli della città?
La Witch House?
Era la sua abitazione.
Un altro era John Hathorne, antenato dello scrittore Nathaniel Hawthorne.
Gli interrogatori continuarono.
Le accuse aumentarono.
E arrivarono le prime condanne.
10 giugno 1692: la prima esecuzione
La prima persona a essere giustiziata fu Bridget Bishop.
Venne impiccata il 10 giugno 1692.
Fu soltanto l’inizio.
Durante l’estate le esecuzioni continuarono.
Il 19 luglio furono impiccate cinque donne, tra cui Rebecca Nurse e Sarah Good.
Il 19 agosto altre cinque persone vennero giustiziate.
Il 22 settembre ci furono le ultime impiccagioni.
Alla fine 19 persone furono impiccate per stregoneria.
Ma c’è una ventesima vittima la cui storia è forse una delle più terribili.
Giles Corey e le sue ultime parole
Giles Corey aveva più di ottant’anni quando venne accusato.
Si rifiutò di dichiararsi colpevole o innocente.
La legge dell’epoca non permetteva di procedere con il processo senza una dichiarazione formale e per costringerlo a parlare venne utilizzata una pratica brutale.
Corey fu disteso a terra.
Sul suo corpo venne posizionata una tavola.
Poi iniziarono ad aggiungere pietre.
Sempre più pesanti.
L’obiettivo era costringerlo a dichiararsi.
Secondo la tradizione, quando gli venne chiesto ancora una volta di rispondere, Corey pronunciò due parole diventate leggendarie:
“More weight.”
Più peso.
Morì il 19 settembre 1692 dopo giorni di tortura.
Ancora oggi è una delle figure più ricordate della storia dei processi di Salem.
E Tituba?
Questa è una delle parti della storia che mi ha sorpresa di più.
La donna dalla cui confessione era esplosa la caccia alle streghe non venne giustiziata.
Tituba rimase in prigione per mesi.
Successivamente ritirò parte della propria confessione e dichiarò di aver raccontato ciò che i suoi interrogatori volevano sentirsi dire.
Alla fine qualcuno pagò le spese della sua detenzione e Tituba scomparve praticamente dai documenti storici.
Non sappiamo con certezza che cosa le accadde dopo.
Ed è incredibile pensare che una delle persone più famose dell’intera vicenda finisca semplicemente per svanire dalla storia.
Quando qualcuno cominciò a dire basta
Con il passare dei mesi le accuse erano diventate talmente numerose da coinvolgere persone appartenenti praticamente a ogni livello della società.
E lentamente qualcosa cominciò a cambiare.
I dubbi aumentarono.
Si iniziò a mettere in discussione soprattutto l’utilizzo delle prove spettrali.
Nell’ottobre del 1692 il governatore del Massachusetts William Phips intervenne e sciolse la Court of Oyer and Terminer.
Venne istituito un nuovo tribunale, molto più prudente nell’ammettere determinate prove.
Le condanne diminuirono drasticamente.
Nel maggio del 1693 Phips concesse la grazia agli ultimi detenuti ancora imprigionati per stregoneria.
La grande caccia alle streghe di Salem era finita.
Era durata poco più di un anno.
Ma sarebbero serviti secoli per comprenderne completamente il peso.
Perché accadde?
È probabilmente la domanda più difficile.
E non esiste una risposta unica.
Nel corso del tempo sono state avanzate moltissime teorie.
Conflitti sociali.
Divisioni religiose.
Rivalità tra famiglie.
Paura degli attacchi dei nativi e delle guerre che interessavano la regione.
Stress collettivo.
Malattie.
Persino un possibile avvelenamento da segale cornuta, un fungo capace di provocare sintomi neurologici, è stato proposto come spiegazione per alcuni comportamenti delle ragazze.
Ma nessuna singola teoria riesce a spiegare tutto.
Probabilmente fu una combinazione di fattori.
Una comunità già attraversata dalla paura incontrò un sistema di credenze nel quale la stregoneria era considerata possibile, un sistema giudiziario disposto ad accettare testimonianze estremamente fragili e una serie di accuse che cominciarono ad alimentarsi a vicenda.
Una volta iniziato il meccanismo, fermarlo diventò sempre più difficile.
Ed è forse proprio questa la parte più inquietante.
Non serve immaginare qualcosa di soprannaturale.
Bastano le persone.
Le vittime non furono soltanto donne
Quando parliamo di caccia alle streghe tendiamo automaticamente a immaginare donne.
E furono effettivamente soprattutto donne a essere accusate.
Ma a Salem vennero perseguitati anche uomini.
Tra le persone impiccate troviamo, per esempio, John Proctor, George Burroughs, George Jacobs Sr. e John Willard.
Anche Giles Corey era un uomo.
Questo rende ancora più evidente che, nel momento di massima espansione della paura, l’accusa di stregoneria poteva raggiungere praticamente chiunque.
Salem iniziò a fare i conti con ciò che era successo
Già negli anni successivi emersero pentimento e dubbi.
Nel 1697 il Massachusetts proclamò una giornata di digiuno e riflessione per la tragedia.
Uno dei giudici, Samuel Sewall, riconobbe pubblicamente la propria colpa.
Negli anni e nei secoli successivi arrivarono provvedimenti per riabilitare le persone condannate e risarcire alcune delle loro famiglie.
Ma per molto tempo la memoria dei processi rimase qualcosa di estremamente doloroso.
La trasformazione di Salem nella “città delle streghe” che conosciamo oggi sarebbe arrivata molto più tardi.
La parte che non voglio dimenticare
Quando vedo le fotografie di Salem in ottobre continuo a pensare che sia bellissima.
Continuo a voler passeggiare tra quelle case.
Continuo a voler vedere le zucche, entrare nei negozi a tema e partecipare a un tour serale.
Conoscere questa storia non mi fa passare la voglia di andarci.
Fa esattamente il contrario.
Mi fa venire voglia di andarci con uno sguardo diverso.
Perché dietro ogni cappello da strega venduto oggi a Salem c’è una parola che nel 1692 aveva un significato completamente diverso.
Strega.
Oggi può significare magia, folklore, libertà, mistero, Halloween.
Allora poteva significare una cella.
Un processo.
Una condanna.
La morte.
E credo che conoscere questa differenza sia fondamentale prima di trasformare Salem semplicemente nella scenografia perfetta per il nostro ottobre.
I loro nomi
Forse il modo migliore per concludere questa storia è non chiamarli più semplicemente “le streghe di Salem”.
Perché avevano un nome.
Bridget Bishop.
Sarah Good.
Rebecca Nurse.
Elizabeth Howe.
Susannah Martin.
Sarah Wildes.
George Burroughs.
Martha Carrier.
George Jacobs Sr.
John Proctor.
John Willard.
Martha Corey.
Mary Eastey.
Alice Parker.
Mary Parker.
Ann Pudeator.
Wilmot Redd.
Margaret Scott.
Samuel Wardwell.
E poi Giles Corey, morto sotto il peso delle pietre.
Non erano personaggi di una leggenda.
Erano persone.
Ed è forse questa la cosa più importante che possiamo portarci dietro quando, più di trecento anni dopo, pronunciamo ancora quelle tre parole:
le streghe di Salem.
Nel prossimo viaggio torneremo nella Salem di oggi.
Questa volta, però, niente tribunali.
Prenderemo idealmente una mappa, indosseremo qualcosa di caldo e andremo a scoprire cosa vedere a Salem, seguendo un itinerario tra i luoghi delle streghe, la storia della città e quell’atmosfera autunnale che continua a farmela mettere nella lista dei viaggi da fare almeno una volta nella vita.
Seguimi per viaggiare insieme ogni settimana in questo Ottobre dedicato alle streghe!

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