Dopo tre articoli passati dall’altra parte dell’oceano, tra le case di Salem, i processi del 1692 e quei luoghi che ormai abbiamo imparato a riconoscere, per continuare il nostro ottobre dedicato alle streghe questa volta non dobbiamo prendere nessun aereo.
Ci basta arrivare in Liguria. E no, non stiamo andando verso il mare.
Dobbiamo lasciarci alle spalle la costa e salire nell’entroterra imperiese, lungo strade che diventano sempre più strette e tortuose, fino a raggiungere un piccolo borgo medievale costruito a quasi 800 metri di altitudine.
Si chiama Triora e, se amate le storie di streghe almeno quanto me, probabilmente questo nome lo avete già incontrato.
Perché Triora ha un soprannome che, dopo il viaggio che abbiamo appena fatto insieme, non può certo passare inosservato: la Salem d’Italia.
E la cosa che trovo affascinante è che non si tratta semplicemente di un borgo che ha deciso di riempire le proprie strade di scope e cappelli a punta per attirare qualche turista. Dietro questa fama esiste una storia reale, avvenuta alla fine del Cinquecento, quando alcune donne del paese furono accusate di stregoneria.
Una storia che merita un articolo tutto suo e alla quale torneremo.
Oggi, invece, voglio fare esattamente quello che abbiamo fatto con Salem: prendere idealmente una mappa e andare a scoprire che cosa troveremmo arrivando davvero a Triora.
Perché se Salem è nella lista dei miei grandi viaggi da fare prima o poi, Triora ha un vantaggio enorme.
È qui.
E forse per entrare nell’atmosfera di ottobre non serve andare poi così lontano.
Un borgo nascosto tra le montagne della Liguria
Quando penso alla Liguria, la prima immagine che mi viene in mente è inevitabilmente quella del mare. Borghi colorati, scogliere, spiagge e case aggrappate alla costa.

Triora è praticamente l’opposto.
Si trova nell’alta Valle Argentina, nell’entroterra della provincia di Imperia, circondata dalle montagne e da boschi che in autunno devono renderla ancora più suggestiva.
Il borgo conserva una struttura medievale fatta di vicoli stretti, archi, passaggi coperti, scalinate e case di pietra. È uno di quei posti in cui, almeno sulla carta, il modo migliore per orientarsi sembra essere semplicemente accettare di perdersi.
E già questo, ammettiamolo, sarebbe sufficiente a convincermi.
Poi aggiungiamo una storia di streghe, un’antica fortezza, vecchie case e leggende che continuano a essere raccontate da secoli e improvvisamente abbiamo trovato una delle destinazioni più adatte possibili per il nostro ottobre.
Perché Triora è chiamata la Salem d’Italia?
Il soprannome nasce da fatti realmente accaduti tra il 1587 e il 1589, più di un secolo prima dei famosi processi di Salem.
In quegli anni il territorio fu colpito da una grave carestia e, come spesso accadeva in un’epoca in cui superstizione e religione erano profondamente intrecciate alla vita quotidiana, qualcuno iniziò a cercare un colpevole.
Le accuse caddero su alcune donne del paese.
Erano accusate di essere streghe, di riunirsi, compiere malefici e avere rapporti con il demonio. Le indagini portarono a interrogatori, incarcerazioni e torture e la vicenda divenne abbastanza importante da coinvolgere anche l’Inquisizione.
Le analogie con Salem sono inevitabili, anche se parliamo di due episodi avvenuti in epoche, luoghi e contesti molto diversi.
In entrambi i casi, però, rimane qualcosa che trovo profondamente inquietante: il momento in cui una comunità spaventata comincia a cercare un nemico al proprio interno.
Ma questa parte della storia merita di essere raccontata con calma. Nel prossimo articolo torneremo nella Triora del Cinquecento e cercheremo di capire cosa accadde davvero durante quei processi.

Per ora restiamo nel presente.
Arrivare a Triora
Una delle cose che probabilmente contribuisce maggiormente al fascino del paese è proprio la sua posizione.
Triora non è un luogo in cui si capita per caso mentre si percorre l’autostrada ligure. Bisogna volerci andare.
Dalla costa si entra nella Valle Argentina e si comincia a salire verso l’interno. Il paesaggio cambia progressivamente, il mare scompare e lascia spazio alle montagne, ai boschi e ai piccoli centri dell’entroterra.
Credo che una parte del viaggio inizi già qui.
Perché arrivare in un posto legato da secoli a storie di streghe percorrendo una strada di montagna ha sicuramente un effetto diverso rispetto a scendere da un treno nel centro di una grande città.
E quando finalmente si arriva, Triora appare come un gruppo compatto di case di pietra aggrappate alla montagna.
A quel punto io farei quello che faccio praticamente sempre quando arrivo in un borgo: lascerei la macchina e inizierei a camminare.
Perdersi nei carruggi
Se c’è una cosa che non vorrei fare a Triora è visitarla guardando continuamente Google Maps.
Il centro storico è fatto di carruggi, passaggi coperti, archi e scalinate che sembrano invitare continuamente a cambiare strada.

Ed è probabilmente proprio così che vorrei scoprirlo.
Entrare in un vicolo perché sembra interessante, sbagliare direzione, ritrovarmi davanti a una vecchia porta, tornare indietro e scoprire un passaggio che non avevo notato.
Triora non ha bisogno di essere trasformata artificialmente in una scenografia misteriosa. Le case di pietra, le strade strette e la posizione tra le montagne fanno già gran parte del lavoro.
Se poi scegliamo una giornata d’autunno, magari con un po’ di nebbia, direi che possiamo tranquillamente smettere di fingere di essere persone razionali e iniziare a cercare streghe dietro ogni angolo.
La Cabotina, la casa delle streghe
Naturalmente c’è un luogo che finirebbe immediatamente in cima alla mia lista.
La Cabotina.

Si trova nella parte alta del borgo ed è uno dei luoghi maggiormente legati alle leggende sulle streghe di Triora.
Secondo la tradizione, proprio qui le donne accusate di stregoneria si sarebbero incontrate per celebrare i loro rituali e i sabba.
Quanto ci sia di storico e quanto appartenga invece alla leggenda costruita nel corso dei secoli è un altro discorso. Ed è forse proprio questo il bello.
Perché arrivati alla Cabotina ci troviamo nello stesso territorio ambiguo che abbiamo incontrato a Salem: quello in cui la storia documentata comincia lentamente a mescolarsi con il folklore.
Oggi il luogo è diventato uno dei simboli della Triora delle streghe e, sapendo quanto mi conosco, sarebbe probabilmente una delle tappe in cui passerei più tempo del necessario.
Non tanto perché mi aspetterei di vedere qualcosa di soprannaturale, quanto perché mi affascinano i luoghi che continuano a portarsi dietro una storia anche quando non sappiamo più esattamente dove finisca la realtà e cominci la leggenda.
Il Museo Etnografico e della Stregoneria
Per capire davvero il rapporto tra Triora e le sue streghe, una delle tappe più interessanti è il Museo Etnografico e della Stregoneria.
Il museo non racconta soltanto i processi, ma permette di entrare nella vita quotidiana della comunità rurale di un tempo, mostrando ambienti, oggetti e testimonianze legati alla cultura locale.

Ed è una cosa che trovo importante.
Perché quando raccontiamo vicende accadute quattro o cinque secoli fa rischiamo facilmente di ridurre tutto a una storia.
C’erano le streghe. C’erano gli inquisitori. Ci furono i processi.
Fine.
Vedere invece come vivevano realmente le persone significa provare a rimettere quelle vicende nel loro contesto. Significa ricordare che le donne accusate non erano personaggi creati per una leggenda di Halloween, ma persone che abitavano un paese come questo, camminavano per queste strade e appartenevano a questa comunità.
Esattamente come abbiamo fatto davanti al memoriale di Salem, anche qui credo sia importante non lasciare che l’immaginario della strega cancelli completamente le persone che si trovano dietro quella parola.
Il centro storico e le tracce del passato
Triora, però, non è soltanto la sua storia di stregoneria.
Passeggiando per il borgo si incontrano chiese, antichi edifici e resti che raccontano un passato molto più ampio. Tra questi ci sono i ruderi del castello, testimonianza dell’importanza strategica che Triora ebbe nel corso dei secoli.
E questa è una delle cose che mi piace di più quando scopro luoghi diventati famosi per un unico avvenimento.
Arriviamo pensando di sapere già cosa troveremo e poi ci rendiamo conto che quella storia rappresenta soltanto un pezzo del posto.
A Salem siamo arrivati per i processi e abbiamo scoperto una città portuale.
A Triora arriviamo per le streghe e troviamo un antico borgo di montagna con una propria storia, tradizioni e un’identità che esiste ben oltre i processi del Cinquecento.
Le streghe sono ancora ovunque
Detto questo, sarebbe impossibile visitare Triora senza accorgersi di quanto il paese abbia ormai fatto propria la figura della strega.
Le troviamo nelle decorazioni, nelle botteghe, nei souvenir e nelle manifestazioni che durante l’anno richiamano il folklore locale.
La parola che incontreremo spesso è bàgiua, termine con cui nella tradizione ligure viene indicata la strega e che è diventato praticamente inseparabile dall’identità contemporanea di Triora.
Ed eccoci di nuovo davanti allo stesso paradosso.
Secoli fa essere accusata di stregoneria poteva significare essere interrogata, torturata e imprigionata. Oggi quella stessa figura è diventata uno dei simboli del paese.
Non credo sia necessariamente una contraddizione, purché non venga dimenticato ciò che è realmente accaduto.
La leggenda può convivere con la memoria.
Anzi, forse può diventare proprio il motivo che ci spinge a voler conoscere meglio la storia.
Triora in autunno deve essere tutta un’altra cosa
Probabilmente Triora è affascinante durante tutto l’anno, ma se dovessi scegliere quando andarci credo che nessuno rimarrebbe particolarmente sorpreso dalla mia risposta.
Autunno.
Non solo perché stiamo dedicando ottobre alle streghe, ma perché un borgo medievale di pietra circondato dalle montagne sembra praticamente progettato per questa stagione.
I boschi cambiano colore, le temperature diventano più fresche e quell’atmosfera raccolta che in estate potrebbe quasi passare inosservata diventa improvvisamente protagonista.
E poi c’è Halloween.
Triora ha ormai un legame fortissimo con questa festa e nel periodo autunnale ospita eventi e iniziative che richiamano visitatori proprio grazie alla sua fama di paese delle streghe.
Se volessi vedere il borgo nella sua versione più tranquilla, sceglierei probabilmente un giorno feriale d’autunno.
Se invece volessi vivere completamente la sua anima più stregata, ottobre sarebbe inevitabile.
Mi sa che conosciamo già la mia scelta.
Cosa vorrei fare in una giornata a Triora
A differenza di Salem, qui non costruirei un itinerario con un orario preciso per ogni tappa.
Triora mi sembra uno di quei posti che funzionano meglio lentamente.
Arriverei al mattino e dedicherei la prima parte della giornata semplicemente al centro storico, lasciando che siano i carruggi a decidere dove andare. Visiterei il museo, raggiungerei la Cabotina e poi continuerei verso la parte alta del borgo e i suoi punti panoramici.
Mi fermerei per pranzo, perché siamo comunque in Liguria e sarebbe criminale ignorare completamente il cibo, e nel pomeriggio tornerei a camminare senza un programma troppo rigido.
Vorrei soprattutto avere tempo.
Tempo per leggere le targhe, guardare le case, entrare nelle botteghe e ascoltare le storie del posto senza avere continuamente la sensazione di dover raggiungere la tappa successiva.
Perché forse è proprio questo il modo migliore per visitare Triora.
Non collezionare cose da vedere, ma entrare per qualche ora nella sua atmosfera.
E naturalmente dobbiamo parlare del pane
Non potevo scrivere un articolo su Triora senza arrivare anche qui.
Il Pane di Triora è uno dei prodotti più conosciuti del borgo ed è legato alla tradizione locale.
È un pane rustico dalla forma rotonda, nato in un territorio montano dove il pane rappresentava naturalmente un alimento fondamentale.
E trovo quasi perfetto che un luogo diventato famoso per una storia così oscura abbia conservato anche qualcosa di così semplice e quotidiano.
Una pagnotta.
Perché ancora una volta ci riporta alla vita reale del paese, lontano dall’immaginario di scope, sabba e incantesimi.
Quindi sì, nella mia ipotetica giornata a Triora c’è anche una pagnotta da portare a casa.
Probabilmente insieme a una quantità non necessaria di souvenir a forma di strega.
Salem e Triora: così lontane, eppure…
A questo punto è inevitabile fare il confronto.
Salem e Triora sono separate da un oceano e i loro processi avvennero a più di cento anni di distanza.
Non sono la stessa storia e sarebbe sbagliato trattarle come se lo fossero.
Eppure qualcosa le unisce.
Entrambe sono diventate famose per una caccia alle streghe realmente avvenuta.
Entrambe hanno trasformato nel tempo quella storia in parte della propria identità.
Entrambe oggi attirano persone affascinate dal mistero, dal folklore e dall’immaginario della strega.
E in entrambe credo sia necessario fare la stessa cosa: divertirsi con la leggenda senza dimenticare ciò che c’è dietro.
Forse è proprio per questo che il soprannome “Salem d’Italia” funziona così bene.
Non perché Triora debba essere una piccola copia italiana di Salem.
Non lo è.
Ma perché entrambe ci mostrano quanto una storia possa continuare a trasformare un luogo anche se sono passati secoli.
Metto Triora nella lista
La risposta è decisamente sì.
Anzi, dopo averla inserita in questo ottobre dedicato alle streghe, credo che sarebbe bellissimo andarci davvero proprio in autunno.
Non mi aspetto una Salem in miniatura.
E sinceramente non la vorrei nemmeno.
Vorrei trovare Triora.
Un borgo ligure di montagna, i suoi carruggi, le case di pietra, il pane, le bàgiue, la Cabotina e tutte quelle storie che continuano a vivere tra realtà e leggenda.
Salem rimane dall’altra parte dell’oceano, in quella lista di viaggi che prima o poi voglio assolutamente trasformare in realtà.
Triora, invece, ci ricorda che a volte non serve andare così lontano per trovare un luogo capace di farci entrare completamente nell’atmosfera di ottobre.
Ma c’è ancora una parte della sua storia che abbiamo volutamente lasciato da parte.
Perché dietro le streghette che oggi incontriamo nelle vie di Triora ci furono donne realmente accusate di stregoneria, interrogatori, torture e un processo che alla fine del Cinquecento sconvolse questo piccolo borgo ligure.
Ed è proprio lì che andremo nel prossimo articolo.
Questa volta lasceremo per un momento i carruggi e le leggende e torneremo nella Triora del 1587, per scoprire cosa accadde davvero durante uno dei più famosi processi per stregoneria della storia italiana.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER E OGNI MESE UN REGALO PER TE!

Lascia un commento