Per tutto ottobre abbiamo cercato le streghe.
Siamo partiti da Salem, abbiamo ricostruito i processi del 1692, siamo tornati in Italia per perderci nei carruggi di Triora e poi siamo andati ancora più indietro, fino al 1587, per conoscere le donne che furono realmente accusate di stregoneria.
E mentre scrivevo questi articoli continuavo a pensare a una cosa piuttosto strana.
Noi oggi le streghe le amiamo.

Leggiamo libri sulle streghe, guardiamo film e serie TV che le hanno come protagoniste, compriamo candele, tarocchi e decorazioni con lune e stelle. A ottobre riempiamo le case di cappelli a punta e scope, visitiamo posti come Salem e Triora proprio perché sono legati alla loro storia e, se qualcuno ci propone una vecchia leggenda su una donna misteriosa che viveva ai margini di un bosco, probabilmente siamo già lì ad ascoltare.
Essere chiamata strega, oggi, può persino avere qualcosa di affascinante.
Eppure abbiamo appena passato settimane a raccontare un’epoca in cui quella stessa parola poteva distruggere una vita.
Quindi a un certo punto la domanda è diventata inevitabile: come siamo passati dall’avere paura delle streghe a esserne completamente affascinati?
Per scoprirlo dobbiamo fare un viaggio un po’ diverso dai precedenti. Questa volta non andiamo in una città precisa. Ci muoviamo tra storia, folklore, fiabe, libri e cultura popolare per seguire una figura che ha cambiato volto decine di volte senza mai scomparire davvero.
Prima della strega con il cappello a punta
Se vi chiedessi di disegnare una strega probabilmente comparirebbero almeno alcuni elementi molto precisi: un cappello nero a punta, una scopa, un gatto nero, forse un calderone e, se vogliamo completare l’opera, una bella luna piena sullo sfondo.
È un’immagine talmente radicata nella nostra cultura che non abbiamo nemmeno bisogno di pensarci.
Ma naturalmente la strega non è sempre stata così.
Credenze legate alla magia, agli incantesimi e a persone capaci di utilizzare poteri soprannaturali esistevano molto prima delle grandi cacce alle streghe europee. Culture differenti hanno prodotto figure differenti: guaritrici, indovine, incantatrici, persone ritenute capaci di lanciare malefici o comunicare con forze invisibili.
Non esiste quindi una sola origine della “strega”.
Quella che immaginiamo oggi è piuttosto il risultato di secoli di racconti che si sono sovrapposti gli uni agli altri.
Ed è proprio questo, forse, il primo motivo per cui continua ad affascinarci: la strega non è mai stata una cosa sola.
Può guarire oppure fare del male. Può essere giovane o vecchia, bellissima o terrificante, vivere sola nel bosco oppure nascondersi perfettamente in mezzo agli altri.
Non sappiamo mai davvero da che parte stia.
Quando la strega smise di essere soltanto una storia
A un certo punto, però, il confine tra folklore e realtà diventò terribilmente sottile.
Tra il tardo Medioevo e l’età moderna, in diverse zone d’Europa si svilupparono persecuzioni contro persone accusate di stregoneria. Le credenze popolari si mescolarono con interpretazioni religiose che associavano sempre più frequentemente la strega al demonio.
Non si parlava più soltanto della vicina che conosceva qualche rimedio o della donna protagonista di una leggenda.
La strega poteva essere considerata una persona che aveva stretto un vero e proprio patto con il diavolo.
Ed è in questo clima che ritroviamo molte delle accuse che abbiamo incontrato raccontando Triora e Salem: malefici, animali morti, raccolti distrutti, malattie inspiegabili, riunioni notturne e presunti rapporti con forze demoniache.
Il problema è che, quando una società crede davvero nell’esistenza di qualcosa, anche un evento normalissimo può trasformarsi in una prova.
Una mucca muore pochi giorni dopo un litigio con una vicina? Forse quella donna l’ha maledetta.
Un bambino si ammala senza una spiegazione? Qualcuno potrebbe avergli fatto un maleficio.
Arriva una carestia? A Triora abbiamo già visto cosa può succedere quando si cerca un colpevole.
La strega era diventata la risposta perfetta a domande per le quali spesso non esisteva ancora una spiegazione.
Perché così tante donne?
Non possiamo parlare della figura della strega senza affrontare questa domanda.
Perché quando diciamo “strega” immaginiamo quasi sempre una donna?
Durante le persecuzioni europee furono accusati anche uomini, come abbiamo visto persino a Salem. Tuttavia, nel complesso, le donne rappresentarono la maggioranza delle persone perseguite per stregoneria in molte regioni europee.
Le ragioni sono diverse e non possono essere ridotte alla semplice idea secondo cui ogni donna indipendente venisse automaticamente considerata una strega.
La realtà storica è molto più complessa.
Esistevano però convinzioni religiose e culturali che descrivevano le donne come maggiormente vulnerabili alla tentazione, mentre determinate condizioni sociali potevano rendere alcune persone particolarmente esposte alle accuse.
Vedove, donne anziane, persone povere o dipendenti dall’aiuto della comunità potevano trovarsi in situazioni estremamente fragili.
A volte bastava anche avere un carattere considerato difficile o essere coinvolte in conflitti con i vicini.
Ed è probabilmente da qui che nasce una parte dell’interpretazione moderna della strega come figura della donna che non si conforma completamente alle aspettative della società.
È una lettura contemporanea, non una spiegazione universale delle persecuzioni storiche, ma ha contribuito moltissimo a cambiare il modo in cui guardiamo questa figura.
Poi arrivarono le fiabe
A un certo punto la strega lasciò progressivamente i tribunali e continuò a vivere nelle storie.
Ed è qui che molti di noi l’hanno incontrata per la prima volta.
Pensate alle fiabe.
In Hansel e Gretel troviamo la vecchia che vive nella casa di dolci e attira i bambini per mangiarli. In Biancaneve la regina utilizza la magia e si trasforma in una vecchia per consegnare la mela avvelenata.
La strega diventa uno dei grandi archetipi della paura infantile.
Vive nel bosco.
Conosce cose che gli altri non conoscono.
Prepara pozioni.
Può trasformarsi.
E soprattutto rappresenta il pericolo nascosto dietro qualcosa di apparentemente innocuo.
Una casa fatta di dolci sembra meravigliosa finché non scopriamo chi ci abita.
Una mela sembra soltanto una mela finché qualcuno non la avvelena.
Credo che una parte del fascino della strega nasca proprio qui.
Ci insegna che le cose non sono sempre ciò che sembrano.
Ma da dove arrivano la scopa e il cappello?
Qui le cose diventano ancora più interessanti.
L’immagine della strega che vola su una scopa compare nell’arte e nei racconti europei già diversi secoli fa e nel tempo diventa sempre più strettamente associata alla stregoneria.
La scopa, del resto, era un oggetto quotidiano e soprattutto domestico. Trasformarla nel mezzo con cui una donna poteva lasciare la propria casa e volare nella notte aveva qualcosa di perfettamente sovversivo.
Il cappello a punta ha invece una storia molto meno lineare. Diverse teorie hanno provato a collegarlo a gruppi sociali, mode o iconografie del passato, ma non esiste una singola spiegazione universalmente accettata che ci permetta di dire: ecco, il cappello della strega nasce esattamente qui.
Quello che sappiamo è che, attraverso illustrazioni, letteratura, teatro e successivamente cinema e televisione, alcuni elementi sono diventati sempre più riconoscibili.
Scopa.
Cappello.
Calderone.
Gatto nero.
E così abbiamo costruito la nostra strega.
E naturalmente c’è il gatto nero
Povero gatto nero.

Se esiste un animale che ha pagato carissimo il proprio successo nel mondo delle leggende, probabilmente è lui.
Per secoli i gatti, soprattutto quelli neri, sono stati associati al soprannaturale e alla stregoneria. Una delle credenze diffuse era quella dei familiari, spiriti o entità che avrebbero assistito le streghe e che potevano assumere sembianze animali.
Il gatto era perfetto per questo ruolo.
È indipendente, si muove silenziosamente, vede bene nell’oscurità e può passare ore a fissare un punto della stanza apparentemente vuoto facendoci mettere in discussione l’esistenza di altre dimensioni.
Insomma, i gatti hanno collaborato pochissimo alla propria difesa.
Ancora oggi il gatto nero rimane uno dei simboli più immediatamente associati alla strega e ad Halloween, nonostante le superstizioni che lo circondano non abbiano naturalmente alcun fondamento.
Io continuo a pensare che, tra tutti gli animali possibili, una strega non avrebbe potuto scegliere compagno migliore.
La strega comincia a cambiare
Poi succede qualcosa.
La strega cattiva delle fiabe non scompare, ma accanto a lei iniziano ad apparire versioni completamente diverse.
La cultura popolare del Novecento ha avuto un ruolo enorme in questa trasformazione.
Pensiamo a Vita da strega, dove Samantha è una strega che cerca di condurre una normalissima vita familiare.
Oppure a Sabrina, che trasforma la stregoneria in qualcosa di giovane, divertente e quotidiano.
Poi arrivano Streghe, Hocus Pocus, Practical Magic e moltissime altre storie in cui la strega può essere la protagonista per cui facciamo il tifo.
Non è più necessariamente il mostro.
Può essere l’eroina.
Può innamorarsi.
Può avere una famiglia.
Può usare la magia per proteggere qualcuno.
Può sbagliare.
Può essere buona, cattiva o, cosa ancora più interessante, entrambe.
La strega diventa finalmente un personaggio completo.
Da cattiva a simbolo di indipendenza
Ed eccoci probabilmente alla trasformazione che trovo più interessante.
Oggi la strega viene spesso associata a concetti che hanno pochissimo a che fare con il demonio delle persecuzioni storiche.
Indipendenza.
Conoscenza.
Intuizione.
Rapporto con la natura.
Libertà.
La donna che un tempo faceva paura perché era considerata diversa diventa affascinante proprio perché è diversa.
Nell’immaginario contemporaneo la strega non ha necessariamente bisogno dell’approvazione degli altri. Vive secondo le proprie regole, conosce cose che gli altri ignorano e possiede un potere che appartiene soltanto a lei.
E improvvisamente quello che un tempo veniva rappresentato come pericoloso diventa desiderabile.
Forse non vogliamo più scappare dalla casa della strega nel bosco.
Forse vogliamo sapere quanto costa l’affitto.

La strega cozy
E poi siamo riusciti a fare una cosa che probabilmente gli inquisitori del Cinquecento non avrebbero mai previsto.
Abbiamo reso la strega cozy.
Pensate all’immaginario che troviamo oggi soprattutto in autunno.
Una casetta nel bosco.
Erbe appese in cucina.
Libri.
Candele.
Una teiera sul fuoco.
Un gatto che dorme vicino alla finestra.
Barattoli pieni di piante e spezie.
Una donna che prepara qualcosa nel calderone che, molto probabilmente, è semplicemente una zuppa.
Questa versione della strega non fa paura praticamente a nessuno.
Anzi.
Voglio vivere lì.
E trovo interessantissimo che molti elementi rimangano gli stessi: le erbe, la natura, l’isolamento, il gatto, le pozioni, il bosco. È il nostro modo di interpretarli che è completamente cambiato.
Quello che una volta rappresentava qualcosa di inquietante oggi può evocare una vita lenta, indipendente e lontana dal caos.
Praticamente abbiamo preso la casa della strega delle fiabe e l’abbiamo trasformata nella nostra casa ideale su Pinterest.
Perché ci affascinano ancora?
Dopo tutto questo viaggio credo che la risposta sia proprio nel fatto che la strega può rappresentare tantissime cose contemporaneamente.
È paura e libertà.
È storia e leggenda.
È vittima e antagonista.
È una vecchia nel bosco e una ragazza che scopre di avere dei poteri.
Può essere inquietante oppure rassicurante.
Ma soprattutto continua a cambiare insieme a noi.
Ogni epoca sembra costruire la propria strega.
Le società che temevano il demonio vedevano nella strega una minaccia.
Le fiabe ne hanno fatto un mostro.
Il cinema l’ha trasformata in personaggio.
La cultura contemporanea l’ha resa, in alcuni casi, un simbolo di indipendenza e di rapporto con la propria identità.
E noi continuiamo a raccontarla.
Forse perché, a differenza di altri mostri del folklore, la strega è sempre stata profondamente umana.
Non arriva necessariamente da un altro mondo.
Potrebbe essere la persona che vive nella casa accanto.
Potrebbe essere nostra nonna.
Potremmo essere noi.
Dopo Salem e Triora la vedo diversamente
Se avessimo iniziato ottobre direttamente da questo articolo, probabilmente avrei pensato soprattutto alla strega che conosco attraverso film, libri e Halloween.
Ma dopo Salem e Triora è difficile non vedere anche tutto quello che esiste dietro quella figura.
Posso continuare ad amare le storie di streghe.
Posso voler andare a Salem in ottobre, passeggiare per Triora, comprare una candela con una luna sopra e guardare per l’ennesima volta un film ambientato in una casa piena di pozioni.
Ma adesso so anche che per moltissimo tempo la parola “strega” non apparteneva soltanto alle storie.
Era un’accusa.
Ed è forse proprio questa trasformazione ad affascinarmi più di tutte.
Abbiamo preso una figura che per secoli ha rappresentato la paura e l’abbiamo trasformata in qualcosa che oggi, molto spesso, rappresenta esattamente l’opposto.
Non più una donna da cui stare lontani, ma una donna che vogliamo conoscere.
Non più qualcuno da temere perché vive fuori dalle regole, ma qualcuno che ci affascina proprio perché sembra non averne bisogno.
E forse è per questo che, dopo centinaia di anni, continuiamo a raccontare storie di streghe.
Perché la strega cambia continuamente, ma non scompare mai.
E visto che ormai siamo entrati completamente nel loro mondo, nel prossimo articolo è arrivato il momento di tornare ai libri.
Il libro del mese di ottobre non poteva certo essere una storia qualsiasi.
Ci aspettano un’isola scozzese, antichi segreti, superstizioni e un passato che continua a farsi sentire.
È arrivato il momento di aprire Il Codice delle Ombre di C.J. Cooke.

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