Per tutto ottobre abbiamo parlato di streghe.
Siamo andati a Salem, abbiamo ricostruito i processi del 1692, siamo tornati in Italia per scoprire Triora e le sue bàgiue e abbiamo provato a capire come la figura della strega sia passata dall’essere qualcosa da temere a diventare uno dei personaggi più affascinanti del nostro immaginario.
A quel punto mancava soltanto una cosa.
Una storia di streghe da leggere.
E posso già dirvi che scegliere Il Codice delle Ombre di C.J. Cooke come libro del mese di ottobre è stata una delle decisioni più azzeccate che potessi prendere.
Perché mi è piaciuto. Ma proprio tanto. Non solo perché è un libro sulle streghe, ma perché racconta una paura che al tempo era reale, il terrore di essere accusata di qualcosa che non si era.
È uno di quei libri che mi ha ricordato perché amo scegliere le letture anche in base alla stagione, creare un’atmosfera intorno a una storia e aspettare il momento giusto per aprirla.
E se esiste un momento giusto per leggere questo libro, per me è ottobre.
Prima regola: non voglio rovinarvelo
Questa volta voglio fare una piccola promessa prima di iniziare.
Niente spoiler importanti.
Perché una parte del piacere di leggere Il Codice delle Ombre sta proprio nello scoprire lentamente quello che si nasconde dietro la storia.
Posso raccontarvi l’atmosfera, dirvi perché mi ha conquistata e portarvi con me dentro questo mondo, ma voglio lasciarvi la possibilità di aprire il libro sapendo il meno possibile.
Quindi partiamo soltanto da ciò che ci serve.
Una donna. In realtà due…
Un’isola.
Un mistero.
E un passato che non sembra avere alcuna intenzione di restare sepolto.
Direi che per ottobre abbiamo già tutto quello che ci serve.
Un’isola lontana da tutto
Una delle prime cose che mi ha conquistata è stata l’ambientazione.
La storia ci porta su una remota isola scozzese, un luogo isolato, battuto dal vento e circondato dal mare, dove il paesaggio sembra avere un ruolo quasi quanto i personaggi.
E io con ambientazioni del genere parto già svantaggiata.
Datemi un’isola scozzese, una vecchia storia che nessuno vuole raccontare, un po’ di nebbia e qualcosa di inquietante accaduto nel passato e avete praticamente già la mia attenzione.
Ma qui l’ambientazione non serve soltanto a creare una bella atmosfera. L’isolamento si sente. Si sente la paura, e se posso azzardare… l’ignoranza dell’ epoca.
E pagina dopo pagina comincia a crescere quella sensazione per cui sai che c’è qualcosa che non torna, ma non riesci ancora a capire esattamente cosa.
È uno dei motivi per cui ho continuato a voler leggere.
Volevo sapere.
Il passato non è mai davvero passato
Quello che amo nei romanzi di questo tipo è quando il mistero non nasce semplicemente da qualcosa che sta accadendo nel presente, ma sembra avere radici molto più profonde.
Qui il passato continua continuamente a riaffiorare.
Storie tramandate.
Credenze.
Paure.
Segreti.
E soprattutto donne.
Donne vissute in epoche diverse che sembrano essere collegate da qualcosa che il tempo non è riuscito completamente a cancellare.
Dopo aver passato tutto ottobre a leggere documenti e storie sulle donne accusate di stregoneria a Salem e Triora, ammetto che questa parte mi ha coinvolta ancora di più.
Perché improvvisamente alcuni temi che avevamo affrontato come storia tornavano davanti a me attraverso la narrativa.
Il sospetto.
La paura di ciò che non comprendiamo.
Il modo in cui una comunità può guardare una donna e decidere che è diversa.
E il modo in cui le storie delle donne possono essere raccontate, trasformate o semplicemente dimenticate.
Non aspettatevi la classica storia di streghe
Quando diciamo “romanzo sulle streghe”, è facile immaginare subito incantesimi, calderoni e magia evidente.
Il Codice delle Ombre ha un’atmosfera completamente diversa.
La stregoneria qui appartiene al territorio ambiguo che personalmente trovo molto più interessante: quello in cui folklore, superstizione, storia e soprannaturale cominciano a sovrapporsi.
Per buona parte del tempo ci troviamo a chiederci cosa sia reale.
Quanto possiamo fidarci di quello che sappiamo?
Quanto di una leggenda nasce da qualcosa realmente accaduto?
E soprattutto: cosa succede quando una storia viene raccontata così tante volte da diventare parte dell’identità di un luogo?
Vi ricorda qualcosa?
A me moltissimo.
Perché è esattamente la domanda che ci siamo fatti visitando idealmente Salem e Triora.
L’atmosfera è uno dei motivi per cui l’ho amato
Ci sono libri di cui ricordo soprattutto la trama.
Altri, invece, mi rimangono addosso per la sensazione che mi hanno dato mentre li leggevo.
Questo per me appartiene decisamente alla seconda categoria.
È cupo senza essere continuamente pesante, misterioso senza dover riempire ogni pagina di colpi di scena e soprattutto ha quell’atmosfera da “c’è qualcosa che non va e voglio assolutamente capire cosa” che mi fa continuare a girare pagina.
Il paesaggio scozzese contribuisce tantissimo.
Il vento, il mare, l’isolamento, il clima e il senso di essere lontani da tutto creano una cornice perfetta per la storia.
È il genere di libro che mi viene spontaneo immaginare letto mentre fuori piove, con una coperta, una luce bassa e qualcosa di caldo vicino.
Sì, lo so.
Sono prevedibile.
Ma se abbiamo passato settembre con Pumpkin Spice Café, a ottobre potevamo tranquillamente spegnere qualche luce.
La cosa che mi ha conquistata davvero
L’atmosfera mi sarebbe già bastata per farmelo piacere.
Ma quello che ha fatto la differenza è che sotto il mistero c’è molto di più.
Il Codice delle Ombre parla di donne, di maternità, di memoria, di ciò che viene tramandato e di quello che succede quando qualcuno prova a cancellare una storia.
E soprattutto parla di quanto facilmente, nel corso dei secoli, una donna possa essere trasformata in qualcosa che fa paura.
Questa è probabilmente la parte che mi ha colpita maggiormente dopo gli articoli che abbiamo scritto questo mese.
Perché quando raccontavamo i processi di Salem continuavo a pensare che dietro la parola “strega” ci fossero persone reali.
Lo stesso è successo con Triora.
Prima arrivano le leggende.
Poi, se scaviamo abbastanza, troviamo le donne.
Ed è una sensazione che ho ritrovato anche qui.
C.J. Cooke sa come farmi dire “ancora un capitolo”
Una delle cose che per me determina quanto un libro mi sia piaciuto è molto semplice: quanto spesso ho voglia di riprenderlo in mano?
Con questo libro la risposta è stata: spesso.
C.J. Cooke costruisce il mistero lasciando continuamente qualcosa appena fuori dalla nostra portata. Ci dà abbastanza informazioni per farci formulare un’ipotesi e poi aggiunge un dettaglio che ci costringe a rimettere tutto in discussione.
Non avevo la sensazione che stesse succedendo qualcosa di enorme in ogni pagina.
Avevo qualcosa che per me funziona ancora meglio.
La sensazione che qualcosa di enorme potesse succedere.
E quindi continuavo.
Ancora un capitolo.
Poi smetto.
Va bene, ancora uno.
Sappiamo tutti come finisce questa storia.
Il confine tra storia e leggenda
Se c’è una cosa che collega perfettamente questo libro al nostro ottobre è proprio il modo in cui utilizza il folklore.
Dopo Salem e Triora abbiamo capito quanto sia difficile, a distanza di secoli, separare completamente ciò che è documentato da tutto quello che una comunità ha costruito intorno a una vicenda.
Una storia viene raccontata.
Qualcuno aggiunge un particolare.
Qualcun altro ne dimentica uno.
Passano generazioni.
E alla fine ciò che rimane non è più soltanto storia.
È leggenda.
Il Codice delle Ombre gioca proprio in questo spazio.
Ed è uno spazio narrativo che adoro perché lascia sempre aperta una possibilità.
Forse esiste una spiegazione.
Forse no.
Le donne al centro della storia
C’è poi un altro elemento che mi ha fatto amare particolarmente questa lettura.
Le donne non sono semplicemente comparse all’interno di una storia di stregoneria.
Sono il cuore del romanzo.
Le loro esperienze, le loro paure, ciò che viene tramandato e ciò che qualcuno cerca di nascondere attraversano la storia e collegano passato e presente.
E credo che questo sia uno dei motivi per cui il libro riesce ad andare oltre il semplice “mistero con le streghe”.
La stregoneria diventa anche un modo per parlare di potere, paura e memoria.
Di chi decide quali storie meritano di essere raccontate.
E di quante altre, invece, sono state perse.
Mi ha fatto paura?
Non nel senso classico.
Non è il tipo di libro che mi ha fatto controllare sotto il letto prima di dormire.
La sensazione è più sottile. È inquietudine.
È quella vocina che compare mentre leggi e continua a suggerirti che qualcosa non torna.
Ed è proprio il tipo di paura che preferisco nei libri.
Non ho necessariamente bisogno che qualcosa salti fuori da un armadio.
Mi basta sapere che c’è un armadio chiuso e che nessuno vuole spiegarmi cosa contiene.
A quel punto sono perfettamente capace di inquietarmi da sola.
Il libro perfetto per ottobre?
Per me sì.
E non lo dico soltanto perché ci sono streghe.
Lo è per tutto quello che c’è intorno.
L’isola scozzese.
Il folklore.
Il mistero.
Le donne.
Il passato.
L’atmosfera cupa.
La sensazione di isolamento.
E quella continua presenza di qualcosa di antico che sembra arrivare fino al presente.
È una lettura che si abbina perfettamente alle giornate che diventano più corte e a quel periodo dell’anno in cui improvvisamente abbiamo voglia di storie un po’ più oscure.
Se Pumpkin Spice Café era stato il libro con cui avevamo aperto la porta all’autunno, Il Codice delle Ombre è quello con cui siamo entrati definitivamente nella sua parte più buia.
E questa evoluzione mi piace tantissimo.
A chi lo consiglierei?
Lo consiglierei soprattutto a chi ama i romanzi in cui l’ambientazione conta davvero, a chi è affascinato dal folklore e dalle antiche credenze e a chi preferisce un mistero che si costruisce gradualmente invece di una sequenza continua di colpi di scena.
Naturalmente lo consiglierei a chi, come me, sente la parola Scozia e improvvisamente ha già voglia di partire.
Ma soprattutto credo possa piacere a chi ama le storie in cui il presente non può essere compreso senza scavare nel passato.
E se siete arrivati fin qui dopo aver seguito tutto il nostro ottobre dedicato alle streghe, direi che siete esattamente il pubblico giusto.
Lo rileggerei?
Questa per me è sempre una bella domanda da fare alla fine di una lettura.
E qui la risposta è facile.
Sì.
Anzi, è uno di quei libri che penso potrebbe essere interessante rileggere conoscendo già tutta la storia.
Perché quando un mistero funziona bene, la seconda lettura diventa quasi un gioco diverso.
Non stai più cercando di capire cosa succederà.
Stai cercando gli indizi che la prima volta non avevi riconosciuto.
E sono convinta che qui ce ne siano diversi che guarderei con occhi completamente differenti.
Il mio verdetto
Questo mese non ho dubbi.
Il Codice delle Ombre mi è piaciuto tantissimo.
Mi ha dato esattamente quello che speravo di trovare nella mia lettura di ottobre: atmosfera, mistero, folklore e una storia capace di farmi voler tornare continuamente tra le sue pagine.
Ma soprattutto è arrivato nel momento perfetto.
Dopo aver raccontato le donne di Salem.
Dopo essere passati per Triora.
Dopo esserci chiesti perché, ancora oggi, siamo così affascinati dalle streghe.
È sembrato quasi il capitolo successivo dello stesso viaggio.
Solo che questa volta, invece di prendere una valigia, è bastato aprire un libro.
Ed è proprio per questo che amo scegliere un libro del mese.
Perché alcune letture sono belle indipendentemente dal momento in cui le affrontiamo.
Altre diventano ancora più belle quando fuori, intorno a noi, c’è esattamente l’atmosfera che troviamo tra le pagine.
Il Codice delle Ombre, per me, è stato proprio questo.
Il libro giusto nel mese giusto.
La scheda del mese
Libro: Il Codice delle Ombre
Autrice: C.J. Cooke
Atmosfera: oscura, misteriosa, autunnale
Parole chiave: streghe, folklore, Scozia, segreti, passato e presente
Ideale per: chi ama misteri, leggende e storie di donne
Quando leggerlo: ottobre, senza alcun dubbio
Quanto mi è piaciuto: tantissimo. Questa volta non provo nemmeno a fare la persona imparziale.

E adesso che abbiamo chiuso il libro, non siamo ancora pronti ad abbandonare le streghe.
Anzi, nel prossimo articolo faremo qualcosa di diverso.
Per un giorno smetteremo di studiarne la storia e proveremo semplicemente a rubare loro un po’ di atmosfera.
Libri, candele, qualcosa che bolle sul fuoco, una passeggiata tra le foglie e nessun bisogno di lanciare incantesimi.
Prepariamo una giornata da strega.
Ma rigorosamente cozy.

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